4. Darsi Arie da Dandy in Galleria

Situata alla destra di Santa Maria Nascente ovvero la cattedrale del Duomo, che vi abbiamo raccontato nel post “2. Perdersi tra meandri e leggende nella cattedrale gotica più bella del mondo“, la Galleria Vittorio Emanuele II sorprende e affascina già a partire dal suo arco d’ingresso che costituisce un vero e proprio invito ad entrare.

L’idea per la sua realizzazione risale al 1839 e viene attribuita al patriota e scrittore Carlo Cattaneo, ma solo nel 1860 il Comune, ottenuti i permessi necessari per gli espropri, poté bandire il concorso di realizzazione. La progettazione inizia subito dopo e ha lo scopo di collegare la Piazza del Duomo alla Scala attraverso una via porticata. L’opera è affidata all’architetto Giuseppe Mengoni. Il collegamento dovrà essere una promenade in cui passeggiare tra negozi, prendere un aperitivo, cenare dopo l’opera.

L’architetto, affascinato dalle opere in ferro e vetro dell’Esposizione Universale, decide per una struttura a croce con una copertura, per l’appunto, in ferro e vetro, simile a quella delle stazioni parigine.

In soli tre anni, ad eccezione dell’arco trionfale all’ingresso, la galleria fu realizzata e inaugurata alla presenza del Re. Per la realizzazione dell’arco, in seguito ad una serie di fallimenti, si dovette invece aspettare fino al 1878. Giuseppe Mengoni non poté tuttavia vedere l’inaugurazione ufficiale della Galleria completa perché morì poco prima precipitando da un’impalcatura durante un’ispezione. Un incidente secondo alcuni, un suicidio per altri.


Il salotto di Milano

La sua creazione però sarà bellissima, il più antico centro commerciale d’Italia, decorato con mosaici, cariatidi, decorazioni che attorniano finestre e balconate. Al suo interno oggi troviamo i negozi delle griffe più lussuose, al pari di Via Montenapoleone o via della Spiga. Ristoranti storici come Savini, che aveva tra i sui frequentatori Toscanini e la Callas o di chef stellati come Carlo Cracco. Luoghi leggendari dove fare l’aperitivo come il Camparino, o il Biffi, antica e lussuosa caffetteria di “Sua Maestà”. In fine una libreria storica, la Libreria d’arte Bocca, in Galleria dal 1930 ma già presente in città dall’Ottocento.

Fino al 2012 in galleria ha trovato posto per vent’anni anche il più famoso marchio dei fast food, il quale con non poche polemiche, in seguito ad un contestato bando, ha lasciato il suo spazio in galleria al marchio dell’alta moda Prada (articolo Corriere delle Sera)

L’ottagono

All’incrocio dei bracci della croce si trova il cosiddetto “Ottagono”, considerato il salotto della città, sul quale si affacciano i grandi nomi della moda. Le cime delle quattro pareti derivate dal taglio sono ornate ognuna da una lunetta dipinta, larga 15 metri e di altezza massima di 7 metri, che rappresenta un diverso continente. L’Europa è raffigurata in abiti antichi e sorvegliata da un uomo alato che impugna un alloro: l’America viene rappresentata come una figura femminile circondata da afroamericani e da un indigeno; l’Asia viene rappresentata seduta su un trono e omaggiata con doni da figure dai lineamenti asiatici; l’Africa è rappresentata in abiti egizi e affiancata da un leone e un moro.

Sul pavimento al centro della Galleria è presente lo stemma della casa reale dei Savoia. Ai quattro lati sempre in mosaici, sono rappresentati gli stemmi delle quattro città che in epoche diverse sono state capitali del Regno d’Italia: nell’ordine Milano (con Napoleone), poi Torino, Firenze e infine Roma (coi Savoia).


Tra tradizione e leggenda, le palle del toro

Senza dubbio il più famoso è lo stemma della città di Torino, famoso per il fatto che i passanti si fermano e ruotano sugli attributi del povero animale. Sulla motivazione di questo gesto si trovano ormai diverse versioni tra leggenda e realtà.

In origine il toro aveva i suoi attributi ben in vista, si dice che il Mengoni l’abbia fatto per schernire le milanesi, a suo giudizio un po’ frigide; e che le meneghine invece di offendersi ci avessero preso gusto, e non mancassero di toccare con il piede i gingilli dell’animale. I benpensanti inorridirono e fecero sostituire le parti incriminate con una placca d’acciaio.  Ancora oggi la tradizione vuole che che per garantirsi il ritorno a Milano si debba puntare il tacco, proprio li, e compiere un mezzo giro (non 3 come ormai fanno quasi tutti i turisti). Un’altra versione vuole invece che il gesto sia nato nei milanesi come gesto di disprezzo nei confronti della dinastia dei Savoia.


Visitare la Galleria

Per visitare la galleria ho sfruttato la possibilità offerta dal Museum Leonardo 3 che in collaborazione con l’Hotel Galleria Vik Milano offriva un tour della galleria sia all’esterno, ma soprattutto, sfruttando la contestuale visita all’hotel, all’interno delle stanze che affacciano proprio sulla galleria.

Dell’Hotel Galleria Vik vi parlerò in un prossimo post, in quanto più che un hotel è una vera e propria galleria d’arte.

Controllando sul sito del museo, questo tour non sembrerebbe al momento disponibile, vi consiglio tuttavia di chiedere e di verificare di tanto in tanto se viene riproposto. Ne vale davvero la pena.

Bibliografia:

Le 101 Cose da Fare a Milano almeno una volta nella vita sono tratte dal libro:

Articolo Pubblicato il 9 maggio 2010. Ultimo aggiornamento 20 Novembre 2022

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