22. Giocare al telefono senza fili in Piazza Mercanti
Introduzione – Un gioco medievale nel cuore di Milano
Piazza Mercanti è uno di quei luoghi di Milano che si attraversano spesso senza fermarsi davvero. Eppure, basta rallentare il passo e avvicinarsi al porticato del Palazzo della Ragione per scoprire uno dei giochi acustici più curiosi della città: il cosiddetto telefono senza fili medievale. Ma prima di mettersi alla prova, vale la pena capire dove ci troviamo davvero.
Raggiungere Piazza Mercanti

Il modo più naturale per arrivare in Piazza Mercanti è partire da Piazza Cordusio. Da qui, imboccando via Mercanti, si percorre quello che oggi appare come un semplice collegamento pedonale tra il Cordusio e il Duomo, ma che un tempo era il cuore politico e giudiziario della città.
Piazza Mercanti e il Broletto Nuovo: nascita, forma e trasformazioni
Nel Duecento il Comune di Milano decise di creare una nuova cittadella del potere. Dopo una serie di espropri e demolizioni, il primo edificio a sorgere fu il Broletto Nuovo, completato nel 1251, nel quale vennero trasferiti gli uffici comunali dal vecchio Broletto. Nacque così il nuovo centro politico e giudiziario della Milano comunale.
La piazza del Broletto aveva forma quadrangolare ed era completamente chiusa da edifici pubblici. Oggi non esiste più nella sua interezza: ciò che resta è solo una parte di quell’antico spazio, identificata con l’attuale Piazza Mercanti.
Immaginiamo un grande quadrilatero monumentale. A nord si trovava il Palazzo dei Giureconsulti, con la sua torre; a sud la Loggia degli Osii. Al centro, il Palazzo della Ragione, noto anche come Broletto Nuovo o Loggia dei Mercanti, divideva lo spazio in due ambiti distinti: la piazza dei Tribunali e la piazza dei Mercanti.
Con l’apertura ottocentesca dell’asse Duomo–Cordusio, la piazza dei Mercanti medievale divenne l’attuale via Mercanti, mentre l’antica piazza dei Tribunali corrisponde all’odierna Piazza Mercanti.

Essendo quasi circolare, Milano era suddivisa in sei sestieri – Comasina, Nuova, Orientale, Romana, Ticinese e Vercellina – che avevano come punto di riferimento comune proprio la piazza del Broletto Nuovo. Ogni sestiere costituiva uno spicchio della città e disponeva di una propria porta di accesso alle mura.
La piazza del Broletto rappresentava il centro ideale di questo sistema urbano: il luogo in cui convergevano le funzioni politiche, amministrative e giudiziarie della città. Per questo motivo, ogni sestiere aveva diritto a un varco dedicato per accedere alla piazza, presidiato da una guarnigione composta dagli abitanti del sestiere stesso, rafforzando il legame tra territorio, cittadinanza e potere comunale.
Fin dalla nascita della piazza esistevano cinque porte, a cui se ne aggiunse una sesta nel 1325:
- Porta Nuova o Ferrea (Nord)
- Porta Orientale o della Pescaria (Est, demolita)
- Porta Romana o del Podestà (Est, demolita)
- Porta della Ferrata (Sud, poi passaggio degli Osii)
- Porta di San Michele del Gallo o degli Orefici (Sud, ancora esistente)
- Porta Cumana o dei Fustagnari (Ovest, demolita)
Le grandi trasformazioni urbane dell’Ottocento modificarono profondamente quest’assetto: l’apertura di via Mercanti, via Mengoni e dei nuovi assi viari spezzò l’antico quadrilatero medievale, sacrificando edifici, chiese e varchi storici in nome della modernizzazione della città.
Il Palazzo dei Giureconsulti
Affacciato su via Mercanti, il Palazzo dei Giureconsulti merita un approfondimento a sé. Nato come sede del Collegio dei Nobili Dottori, è oggi uno degli edifici simbolo della Milano comunale.

Cosa resta oggi della piazza
Il Palazzo della Ragione

Il cuore dell’area è il Palazzo della Ragione, l’edificio più antico e autentico del Broletto, costruito tra il 1228 e il 1233 come sede delle funzioni civiche, giudiziarie e amministrative del Comune di Milano. Sotto il suo portico si svolgevano assemblee, attività mercantili e, a partire dal Quattrocento, anche il mercato cittadino.
Sulla facciata si riconosce il celebre altorilievo di Oldrado da Tresseno, podestà di Milano sotto il quale il Palazzo della Ragione venne portato a compimento nel 1233. L’opera, attribuita dalla tradizione storiografica – a partire da Adolfo Venturi – a maestri antelamici, è scolpita in una lastra di marmo statuario che penetra nel muro per circa quaranta centimetri, emergendo con forza plastica dalla superficie della facciata.

Il monumento raffigura Oldrado a cavallo, inserito in una nicchia tra gli archi che sorreggono il grande Salone, proprio di fronte alla Loggia degli Osii, non celebra soltanto il promotore dell’edificio, inaugurato dopo appena cinque anni di lavori, ma ne esalta anche il ruolo politico. L’iscrizione incisa nel marmo ricorda infatti non solo le benemerenze edilizie del podestà lodigiano, ma anche il suo impegno come difensore dell’ortodossia, esplicitamente richiamato nel riferimento alla repressione dell’eresia catara, «bruciata, com’era dovere», secondo la mentalità del tempo.
La scrofa semilanuta e il mito delle origini di Milano
Sull’altro lato del palazzo, di fronte al Palazzo dei Giureconsulti, sul secondo arco esterno della loggia compaiono anche frammenti di epoca più antica. Tra questi vale la pena cercare una figura insolita: una sorta di cinghiale dal pelo irregolare, la scrofa semilanuta, uno dei più antichi simboli legati alle origini mitiche di Milano.

Secondo la tradizione riportata da Tito Livio, la città sarebbe stata fondata nel VI secolo a.C. dal capo celtico Belloveso, giunto nella pianura padana dalla Gallia. La leggenda racconta che, giunto in un territorio paludoso e inospitale, Belloveso consultò un oracolo che gli indicò come segno propizio una scrofa ricoperta di pelo solo nella parte anteriore del corpo. L’incontro con questo animale, sacro per i Celti, indicò il luogo in cui fondare la città.
Da qui nascerebbe il nome Medhe-lan, poi latinizzato in Mediolanum, interpretato sia come “terra di mezzo” sia come “semi-lanuta”. La scrofa divenne così il simbolo originario della città, mantenuto fino all’età medievale, quando venne progressivamente sostituito dal biscione dei Visconti. La sua presenza nel Palazzo della Ragione, così come in altri luoghi cittadini – dal gonfalone ufficiale di Milano al cortile di Palazzo Marino – conserva la memoria più antica e leggendaria delle origini della città.
Il Palazzo della Ragione oggi: l’edificio e la piazza tra uso contemporaneo, degrado e prospettive di riqualificazione
L’edificio, profondamente trasformato nel corso dei secoli – dal discusso rialzo settecentesco voluto da Maria Teresa d’Austria e progettato da Francesco Croce, all’uso come Archivio notarile fino al Novecento – conserva oggi un porticato che racconta chiaramente la sua natura di palinsesto architettonico. Tuttavia, da diversi anni, sia il porticato sia l’intera Piazza dei Mercanti mostrano evidenti segni di degrado. Dopo la chiusura nel 2016 dell’ultima stagione del Palazzo della Ragione come spazio espositivo fotografico – che tra il 2003 e il 2016 aveva ospitato mostre di grande richiamo – l’edificio è rimasto sostanzialmente inutilizzato, con ricadute visibili anche sugli spazi sottostanti.

La moderna scala di emergenza, progettata da Marco Dezzi Bardeschi nel 2002 come parte integrante di un intervento di restauro rispettoso delle stratificazioni storiche, appare oggi poco valorizzata e segnata dall’abbandono. Il porticato stesso risulta spesso sporco, vandalizzato e percepito più come luogo di passaggio o di bivacco che come spazio monumentale. Anche la piazza fatica a essere riconosciuta come luogo di qualità urbana: i dehors sul retro dei fast food di McDonald’s e KFC, così come la scomparsa dell’unico ristorante storico della piazza, “Il Mercante”, sostituito da un negozio di abbigliamento, contribuiscono a una sensazione di marginalità e scarsa cura.

Negli ultimi anni non sono mancati episodi di imbrattamenti e vandalismi, che hanno interessato anche il porticato e le superfici lapidee della Loggia, rendendo evidente quanto questo spazio, pur trovandosi tra Duomo e Cordusio, passi spesso inosservato tanto ai turisti quanto alle politiche di valorizzazione urbana. Una condizione paradossale per quello che per secoli è stato il cuore politico e giudiziario della città.
Uno spiraglio di cambiamento sembra però aprirsi all’orizzonte: nel 2024 il Comune di Milano ha avviato una procedura di concessione trentennale del Palazzo della Ragione alla Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi. Il progetto prevede l’avvio dei lavori nel 2025 e la conclusione entro il 2026, con un investimento significativo destinato a restituire nuova vita al grande Salone medievale, anche grazie all’inserimento di un ascensore che ne consentirà finalmente l’accesso universale. Resta da vedere se questo intervento riuscirà a innescare una riqualificazione più ampia, capace di restituire dignità e centralità non solo al palazzo, ma all’intera Piazza dei Mercanti.
Attorno al Palazzo della Ragione si affacciano altri edifici emblematici della piazza, ciascuno legato a una funzione precisa nella vita pubblica della Milano medievale e moderna.
Le Scuole Palatine

Le Scuole Palatine, progettate a metà del Seicento, furono per secoli il principale centro di studi superiori di Milano. Sorsero sul sito dell’antico portico di Azzone Visconti (1337), distrutto da un incendio, e solo nel XVII secolo assunsero il nome attuale, in precedenza erano note come Scuole del Broletto. Ricostruite dopo l’incendio del 1644 su progetto di Carlo Buzzi, ispirato al Palazzo dei Giureconsulti, persero la funzione didattica nel 1773 con il trasferimento delle scuole a Brera e furono poi destinate a usi amministrativi.
La Loggia degli Osii

La Loggia degli Osii prende il nome dalla famiglia nobiliare milanese proprietaria dei terreni, incaricata in età comunale della raccolta di fondi per la città. Nel 1316 Scoto di San Geminiano la ricostruì per volontà di Matteo Visconti, inserendola nel sistema di portici destinati alle attività giuridiche e notarili attorno al Palazzo della Ragione. Dal balcone centrale, detto parlera, venivano proclamati gli editti pubblici, mentre sotto le volte operavano i cambiavalute; danneggiata da incendi e alterazioni, fu restaurata tra Otto e Novecento e passò poi alla Camera di Commercio.
Casa dei Panigarola

La Casa dei Panigarola, detta anche Palazzo della Congregazione dei Mercanti, fu per secoli sede dell’ufficio incaricato di registrare i decreti ducali, funzione esercitata dalla famiglia Panigarola, notai di Gallarate. L’edificio attuale deriva da una sistemazione quattrocentesca, con facciata progettata intorno al 1466 da Giovanni Solari, ed è frutto di numerosi rimaneggiamenti successivi. Nel loggiato si conserva una lapide del 1448 che ammonisce sui rischi delle liti giudiziarie, memoria eloquente della sua originaria funzione pubblica.
Il pozzo e la Pietra dei Falliti
Al centro della piazza del Broletto si trovava un pozzo pubblico, uno dei più frequentati della Milano medievale, collocato originariamente tra il Palazzo della Ragione e quello dei Giureconsulti. Alla fine del Cinquecento, ritenuto ormai inadatto all’uso pubblico, venne ricostruito su disegno dell’architetto Francesco Pirovano (1583), assumendo una forma monumentale con colonne doriche e timpano, secondo il gusto del primo barocco. Con le trasformazioni ottocentesche perse progressivamente la sua funzione: smontato nel 1879 durante lo sventramento della piazza, fu salvato dalla demolizione definitiva e ricollocato solo nel 1921 nella posizione attuale, tra il Palazzo della Ragione e la Loggia degli Osii.

Accanto al pozzo si colloca idealmente la memoria di un altro elemento oggi scomparso, ma profondamente legato alla funzione giudiziaria della piazza: la Pietra dei Falliti. Su questo masso spigoloso venivano fatti sedere, a natiche nude, i debitori insolventi o coloro che avevano frodato la propria attività, in attesa della sentenza. Il pubblico ludibrio faceva parte integrante della giustizia medievale: la pena non colpiva solo il corpo, ma soprattutto l’onore, esponendo il colpevole allo sguardo e al giudizio della comunità. In un’epoca in cui la piazza era il cuore della vita civica, la vergogna pubblica diventava così uno strumento di controllo sociale tanto efficace quanto crudele.
Giocare al telefono senza fili
Infine, il dettaglio più curioso: sotto il porticato del Palazzo della Ragione, due persone poste agli angoli opposti possono parlarsi a bassa voce e sentirsi perfettamente, come se tra loro esistesse un invisibile filo diretto. Questo fenomeno acustico, noto oggi come telefono senza fili medievale, era già sfruttato nel Medioevo dai mercanti che animavano la piazza.


Le colonne e le volte a crociera del portico funzionano infatti come una sorta di cassa di risonanza naturale: il suono, pronunciato a ridosso di una colonna, viene incanalato lungo la curvatura della volta e restituito con chiarezza alla colonna opposta, mentre resta quasi impercettibile per chi si trova poco distante. Un accorgimento che permetteva di contrattare prezzi e accordi lontano da orecchie indiscrete.
La stessa proprietà acustica venne utilizzata anche in epoche successive, ad esempio durante le epidemie di peste, quando i sacerdoti potevano confessare i malati mantenendo una distanza di sicurezza. Oggi questo gioco di sussurri continua a sorprendere visitatori e passanti, trasformando il portico del Broletto in un raro esempio di architettura che, oltre a essere vista, può anche essere ascoltata.
Conclusione – Un luogo da ascoltare
Piazza Mercanti è una piccola oasi di quiete tra Duomo e Cordusio, ma anche uno spazio fragile e spesso trascurato. Fermarsi, osservare e persino giocare al telefono senza fili diventa allora un modo per riascoltare la voce della Milano medievale.
Le 101 Cose da Fare a Milano almeno una volta nella vita sono tratte dal libro:



