Torre del Filarete (#371)

Nel 1521 Milano era governata da Odet de Foix, la leggenda narra che avendo Odet de Foix il sonno piuttosto leggero, spesso soffriva di disturbi notturni. La sua stanza da letto si trovava a poca distanza dalla chiesa di San Gottardo. Sulla sommità del campanile c’era una statua in rame di San Michele Arcangelo. Il rumore del metallo che cigolava a causa del vento non gli dava pace, portandolo alla pazzia. Si narra che il conte passò diverse notti insonni prima di prendere la sciagurata decisione. Mandò a chiamare uno dei prigionieri del Castello, artigliere svizzero noto come “Il Bombarda”, incarcerato pochi giorni prima.

Odet de Foix promise all’artigliere il rilascio immediato suo e della giovane fidanzata Assuntina, in cambio della distruzione della statua di San Michele. Quella stessa notte, il soldato svizzero recise la testa del santo con un colpo solo. Il giorno dopo il giovane si aspettava di essere liberato in compagnia della sua dolce metà, ma ciò non avvenne. Anzi, oltre a non rispettare la parola data, de Foix rincarò la dose. Nonostante sapesse quale fosse la natura del rapporto tra il Bombarda e l’Assuntina, il conte coinvolse la donna in un’orgia contro la sua volontà.

Il Bombarda, ancora rinchiuso nella sua cella del Castello Sforzesco a Milano, sentì le urla della sua fidanzata e perse il lume della ragione. L’arma con cui aveva abbattuto la testa dell’angelo era ancora a pochi metri da lui, nessuno si era preoccupato di venirla a recuperare. Decise di farla pagare a de Foix, e diresse la bombarda verso il deposito munizioni in cima alla Torre del Filarete. La storia della vendetta del Bombarda è sicuramente un episodio tragico ed insolito, ma non sappiamo quanto ci sia di vero in tutto questo.

In realtà ci sono altre ipotesi più plausibili sulle sulle cause del crollo, quale ad esempio quella che sostiene che un fulmine abbia colpito la torre facendo detonare gli esplosivi presenti.

La torre fu ricostruita solamente durante i lavori di restauro del 1904, quando Luca Beltrami intraprese il difficile compito di riportare il castello agli antichi splendori. Non esistendo disegni del progetto originario, il Beltrami si basò su opere simili presenti nei castelli viscontei-sforzeschi di Vigevano e Cusago. La torre fu completata con un orologio e due statue: una raffigurante sant’Ambrogio e l’altra Umberto I a cavallo.

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