IL NINFEO: UN LUOGO OLTRE IL TEMPO

Nel fine settimana della fiera di San Rocco anche quest’anno, come consuetudine, si sono svolte le visite guidate al Ninfeo e ai giochi d’acqua eccezionalmente accompagnate da musica, racconti e personaggi in costume d’epoca. I visitatori si sono immersi nel tempo, un viaggio nei secoli che hanno caratterizzato la magnifica Villa. La rivocazione storica è stata organizzata dall’associazione di volontariato Amici di Villa Litta.


Il Ninfeo e Villa Litta

L’ideazione di Villa Litta iniziò nel 1585 per volontà del conte Pirro I Visconti Borromeo: un nobile illuminato, capace di immaginare e realizzare questo luogo in un territorio che a quell’epoca era occupato prevalentemente da boschi, campagne e piccoli villaggi.

L’ingresso del Ninfeo arrivando dal Cortile Nobile

Superato il cortile nobile della villa, attraverso le vie delle Acque si arriva in prossimità del ninfeo. Il Ninfeo o Palazzo delle acque è senza dubbio tra le attrazioni più interessanti del sito: si tratta di un edificio progettato nel XVI secolo da Martino Bassi con l’obiettivo di esporre le opere d’arte dei proprietari e ‒ al tempo stesso ‒ stupire e affascinare i nobili ospiti.

L’edificio del Ninfeo di Villa Litta venne costruito in 4 anni, a partire dal 1585. Il fronte sud del Ninfeo è arricchito da statue in stucco; due balaustre in pietra conducono all’atrio d’accesso, le prime cose che saltano all’occhio avvicinandosi all’ingresso della struttura sono le statue di Giano Bifronte e di Ercole che scaglia una saetta verso il Sole.

Ingresso dell’atrio dei quattro venti con le statue di Giano Bifronte e Ercole

Atrio dei Quattro Venti

L’atrio dei quattro venti è chiuso da una cupola con le pareti su cui si possono ammirare affreschi illusionistici;. La parte più bassa è invece decorata con rivestimento in travertino dove sono presenti quattro vasche che anticamente contenevano le statue in bronzo che rappresentavano i venti. Oggi sono presenti statue in stucco che simboleggiano le quattro stagioni. Su due lati opposti della rotonda ci sono le porte che vi conducono alla altre sale sulle quali ci sono le statue della Venere accompagnate da un delfino e Mercurio.

Mercurio con le due statue delle quattro stagioni.
Venere accompagnata da un delfino

Cortile delle Piogge

Un luogo davvero speciale il Cortile delle piogge. I giochi d’acqua qui presenti simulano l’effetto della pioggia, sono stati recentemente restaurati e hanno ripreso a funzionare dopo l’inaugurazione del 2 giugno 2021. I lavori sono stati seguiti dal restauratore di beni culturali Ignazio Tombini.

Le grotte dell’Emiciclo e la “Venere al bagno”

Una delle parti più suggestive di tutto il ninfeo, è però quella composta dalle vecchie grotte dell’Emiciclo, a cui si accede dalla porta sul lato sinistro del Cortile delle Piogge, lo scalino d’ingresso quando viene pestato, fa partire uno schizzo d’acqua. Questo scalino è noto come scalino di Stendhal perché citato dal poeta dopo essere stato ospite della villa.

All’interno dell’emiciclo non potrete non essere abbagliati dalla bellezza della statua della “Venere al bagno”. Quella che vedete qui è una copia dell’originale che si trova invece nel “Corridoio delle statue”. Questa scultura è stata insieme ad altre due figure di Naiadi-Veneri realizzate intorno al 1589 da Giulio Cesare Procaccini su disegno dello scultore Francesco Brambilla il Giovane.

L’opera marmorea rappresenta una giovane donna al bagno, indentificata con la dea AfroditeVenere, ritratta nell’atto di immergersi o di uscire da acque sacre. La fanciulla è raffigurata in posizione eretta, con il busto inclinato in avanti e il ginocchio destro leggermente piegato; il braccio destro viene fatto ricadere lungo il fianco e regge tra le dita della mano un sottile panneggio con la quale la donna si copre il ventre. Il braccio sinistro, anch’esso avvolto nel tessuto, è piegato davanti al busto, mentre il volto della giovane è girato lateralmente, idealmente rivolto verso uno spettatore che l’ha colta nell’atto di entrare o uscire dall’acqua. Il viso della giovane, dalle caratteristiche fattezze classiche arricchite da un enigmatico ed appena accennato sorriso, è incorniciato da morbide ciocche di capelli raccolte in cima alla testa con un nastro.

La scultura della Venere si è guadagnata negli anni l’appellativo popolare di “Vegia Tuntona”, che nel dialetto locale significa “Vecchia Tentatrice”. Le tradizioni orali, infatti, raccontano che i lainatesi, che non avevano accesso agli ambienti della villa e del parco pertinenziali, si arrampicavano appositamente sul muro esterno del Ninfeo per guardare all’interno dell’unica finestra aperta sulla città (la finestra alle spalle della venere), dalla quale si poteva scorgere in controluce la sagoma sinuosa della dea in posa lasciva mentre veniva bagnata dagli spruzzi d’acqua, apparendo come un’irresistibile tentatrice, immobile e irraggiungibile.


Il segreto dei giochi d’acqua

Nel Ninfeo disegni liquidi prendono vita all’improvviso insieme ad affascinanti automi d’epoca, ma quale è il segreto di questi giochi d’acqua?. Per funzionare molti dei giochi richiedono la presenza di sapienti manovratori detti “fontanieri” i quali nascosti in apposite nicchie, attraverso leve e meccanismi antichi di secoli azionano i giochi e gli scherzi al passaggio degli ospiti.

La riserva d’acqua per farli funzionare si trova dentro la torre delle acque, su di una Montagnola artificiale proprio sopra le grotte dell’emiciclo. Qui un serbatoio in rame raccoglieva l’acqua che in venti metri di caduta si muove lungo tubazioni in piombo di 890 metri e alimenta fontane e i (ben) 53 scherzi del conte Pirro. Per caricare il serbatoio l’acqua veniva pompata da un pozzo sottostante per mezzo di una pompa opportunamente azionato attraverso una trave trainata da cavalli nel piazzale alla base della torre.

Il giardino all’italiana

Uscendo da questo spazio di immensa fantasia progettuale vi troverete in un curatissimo giardino all’italiana con i labirinti di bosso e sullo sfondo la limonaia

Le limonaie sono dei bassi edifici che chiudono la parte nord del parco di Villa Litta Lainate e venivano impiegate come ricovero per gli aranci e i limoni. Anche qui la luce era garantita attraverso grandi varchi nei muri, oggi chiusi da portoni ad arco in vetro.

La fontana di Galatea

La fontana è collocata al centro del giardino, in corrispondenza del punto d’intersezione tra l’asse costruttivo principale del complesso (sud-nord) e l’asse stradario (est-ovest) dei viali che conducevano ai vasti possedimenti della famiglia Visconti Borromeo Litta, oggi nel territorio di Nerviano.

Anche la fontana Galatea venne costruita a metà del settecento, da parte di Carlo Beretta e Stefano Sanpietro ed è quasi totalmente in marmo bianco di Carrara, mentre la balaustra è in marmo di Candoglia. Quest’opera è sviluppata su più piani e dalle balaustre si può scendere fino al suo centro, attraverso quattro grandi scale che immettono in un percorso circolare.

Nella fontana Galatea sono riportati i simboli delle famiglie Borromeo, Visconti, Litta e Arese. Dalla vasca centrale emergono tre tritoni che sorreggono una grande conchiglia centrale su cui è posata Galatea intenta a scambiarsi sguardi d’intesa con Cupido. 

Gli accessi alle scalinate sono decorati da otto gruppi di statue creati da Donato Carabelli e che richiamano divinità quali Euterpe, Imeneo, Flora e Pomana.

Se vi posizionate alle spalle della fontana guardando in direzione del Ninfeo potrete notare come è presente un unica linea di visuale fino al cortile nobile.

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