25. Riempirsi gli occhi di colori e ascoltare un concerto d’organo a San Maurizio

San Maurizio al Monastero Maggiore si trova in corso Magenta all’angolo con via Luini: linea MM2 della metropolitana, fermata Cadorna, proseguite per via Carducci, all’incrocio con Corso Magenta girate a sinistra, dopo un centinaio di metri sulla destra incontrerete l’ingresso del Museo Archeologico e la facciata della chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore.

La chiesa fu costruita nel 1503 come chiesa del Monastero Maggiore, monastero che oggi è in parte andato distrutto, la parte restante è stata adibita a Museo Archeologico. La facciata fu iniziata nel 1581 e terminata nel 1896. Le visite sono possibili dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 17.00.

La facciata non è di quelle che attirano immediatamente l’attenzione, induce il passante a pensare che si tratti di una delle tante chiese cittadine, invece all’interno si cela un incredibile tesoro artistico.

Non vi resta che entrare, le vere sorprese si trovano proprio all’interno.

Infatti agli inizi del cinquecento, quando si decise di restaurare la chiesa, si pensò davvero in grande, in particolare si decise di affrescarne ogni centimetro disponibile, furono anche le decorazioni; con finti rosoni, cornici e capitelli.

Buona parte degli affreschi è opera di Bernardino Luini e dei figli Aurelio e Giovan Pietro che  proseguirono l’opera del padre.

Il risultato è di una bellezza mozzafiato. L’interno è a navata unica, divisa da un tramezzo che crea due ambienti. La parte anteriore era la chiesa pubblica, mentre quella posteriore era riservata al coro delle monache dell’annesso convento.

Il Coro delle Monache

La chiesa è divisa in due metà. Quella verso la strada che vedrete appena entrando – la parte pubblica – è separata da un tramezzo dal cosiddetto Coro delle Monache, riservato alle sole religiose (che sentivano Messa e si comunicavano grazie a una grata posta sul tramezzo stesso).

Per accedere alla parte posteriore dovrete passare da una piccola porta sul lato sinistro del tramezzo. Una volta raggiunta la seconda metà, potrete ammirare oltre ad una altra serie di affreschi, un bellissimo organo cinquecentesco e sempre dello stesso periodo il coro ligneo.

Un’ultima curiosità: le figure rappresentate negli affreschi sono per lo più donne, che riuscivano molto bene a Bernardino Luini. In particolare, si dice che la marchesa di Challant (nota seduttrice del tempo, decapitata per adulterio) abbia donato le proprie fattezze a Santa Caterina dopo che il Luini rimase colpito dal suo viso visto durante l’esecuzione.

Post originale: 30 agosto 2012

Ultimo aggiornamento: 22 agosto 2022

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