Mantova

Seconda tappa del tour cicloturistico di tre giorni in Pianura Padana

In questo secondo post della serie dedicata al tour cicloturistico in Pianura Padana vi raccontiamo quello che abbiamo visitato e fotografato a Mantova.

Se vi siete persi l’articolo con gli itinerari e le tracce GPS potete leggerlo cliccando sull’immagine con l’anteprima. Avrete anche la possibilità di scaricare le tracce GPS e organizzare il vostro viaggio.


Mantova – I tre Laghi

Se come noi arriverete dalla ciclabile del Mincio entrerete in città attraversando il ponte che divide il Lago Superiore dal Lago di Mezzo. il Lago Superiore mostra ancora caratteristiche palustri, con ampie isole galleggianti di Ninfea, Nannufero e Fior di loto, il Lago di Mezzo e il Lago Inferiore sono mantenuti nudi per esigenze di navigazione. Le rive sono notevolmente frequentate ed il calpestio continuo impedisce la crescita di vegetazione spontanea.

Non si tratta di laghi naturali, hanno origine dal bisogno della città di difendersi dalle aggressioni esterne: è per questo motivo che, già nel XII secolo, il Comune diede incarico ad Alberto Pitentino di usare il fiume Mincio a scopo difensivo.

Fu così che l’ingegnere decise di deviare il fiume e ricavare, tutto intorno alla città, quattro laghi contigui che avrebbero reso Mantova un’isola, inaccessibile ai nemici e virtualmente sicura.

Tuttavia le numerose inondazioni, e la crescita di vegetazione in quelle che diventarono paludi, costrinsero la città a prosciugare uno dei quattro laghi. Il risultato fu di mantenerne solo tre, e collegare la città al resto del territorio come se fosse una penisola, ed è la soluzione tuttora in vigore a Mantova.


Palazzo Te – La straordinaria villa per l’ozio di Federico II Gonzaga

Se come noi arrivate in città nel tardo pomeriggio, nel poco tempo che avrete per visitare la città non può mancare una visita a Palazzo Te, uno dei più straordinari esempi di villa rinascimentale suburbana manierista.

Anticamente situato su un’isola posta al centro del quarto lago di Mantova ora prosciugato, l’intero complesso fu ideato e realizzato da Giulio Romano (1499 – 1546) per Federico II Gonzaga (1500 – 1540) come luogo destinato all’ozio del principe e ai fastosi ricevimenti. Sin dall’origine il Palazzo si apriva, attraverso ampie logge, su vasti giardini destinati a rendere gradevole il soggiorno nel palazzo pensato su imitazione delle antiche ville romane.

Il palazzo, terminato nel 1535, subì un secolo dopo l’occupazione dei lanzichenecchi che misero a sacco la città di Mantova. Sulle pareti affrescate della camera dei Giganti si leggono le loro firme, datate 1631.

Una descrizione più dettagliata la potete trovare direttamente sul sito ufficiale di Palazzo Te: https://www.centropalazzote.it/la-storia/


Camera di Amore e Psiche

L’ambiente, il più sontuoso del palazzo per la ricchezza e il pregio delle decorazioni, deriva il proprio nome dalla favola di Amore e Psiche, tratta dalla “Metamorfosi”; di Apuleio, narrata sulla volta e nelle lunette.
La sala è uno spazio destinato ai visitatori di maggior prestigio. Lungo la cornice che corre ai piedi delle lunette, a partire dalla parete est, quella che ospita il camino di marmo rosso veronese, si legge l’iscrizione che ricorda i titoli di Federico Gonzaga e il ruolo attribuito alla villa, destinata all’”onesto ozio” dopo le fatiche dell’attività di governo.
I passi della favola di Amore e Psiche prendono il via dall’ottagono della volta della parete ovest, con la raffigurazione di Venere, su un carro trainato da cigni, mentre indica ad Amore la fanciulla Psiche affinché questi la punisca. L’intreccio narrativo, proseguendo in maniera non lineare sulla volta e nelle lunette, sprigiona la propria apoteosi nel riquadro al centro del soffitto, dove Giove unisce in matrimonio Psiche e Amore.


Sulle pareti sud e ovest sono rappresentati i preparativi di un banchetto ambientato in campagna. Sono presenti Amore e Psiche, con la figlia Voluttà, sdraiati su un letto (parete sud).
Altre favole mitologiche, che narrano di amori contrastati, decorano le pareti nord ed est: Bagno di Marte e Venere (parete nord, a sinistra); Bacco e Arianna (al centro); Venere e Adone (a destra); Giove e Olimpiade (parete est, a sinistra); Polifemo con Galatea e Aci (al centro); Pasifae e il toro (a destra). Gli affreschi sono databili tra il 1526 e il 1528.


La Camera dei Giganti

L’ambiente che più mi ha colpito di Palazzo Te è sicuramente la Camera dei Giganti. L’ambiente, eseguito in via definitiva tra il 1532 e il 1535, narra la vicenda della Caduta dei Giganti, tratta dalle Metamorfosi di Ovidio. La camera è la più famosa e spettacolare del palazzo, sia per il dinamismo e la potenza espressiva delle enormi e tumultuose immagini, sia per l’audace ideazione pittorica, volta a negare i limiti architettonici dell’ambiente, in maniera tale che la pittura non abbia altri vincoli spaziali se non quelli generati dalla realtà dipinta. Giulio Romano infatti interviene per celare gli stacchi tra i piani orizzontale e verticale: smussa gli angoli tra le pareti, gli angoli tra le pareti e la volta e realizza un pavimento, oggi perduto, costituito da un mosaico di ciottoli di fiume che prosegue, dipinto, alla base delle pareti. Con questo stupefacente artificio unitario e illusionistico, l’artista intende catapultare lo spettatore nel vivo dell’evento in atto, per produrre in lui stupore e sensazione di straniamento.

La scena è fissata nel momento in cui dal cielo si scatena la vendetta divina nei confronti degli sciagurati giganti che, dalla piana greca di Flegra, tentano il vano assalto all’Olimpo, sovrapponendo al massiccio dell’Ossa il monte Pelio. Giove, rappresentato sulla volta con in pugno i fulmini, abbandonato il trono, scende sulle nuvole sottostanti, chiama a sé l’assemblea degli immortali e, assistito da Giunone, punisce i ribelli: alcuni dei giganti vengono travolti dal precipitare della montagna, altri sono investiti da impetuosi corsi d’acqua, altri ancora vengono abbattuti dal crollo di un edificio. La scena, in origine, era resa ancora più drammatica dal bagliore delle fiamme prodotte da un camino realizzato sulla parete tra le finestre.

(https://www.centropalazzote.it/camera-dei-giganti/)


“Venere che benda Amore” di Tiziano in mostra a Palazzo Te

Durante la nostra visita abbiamo anche avuto la possibilità di ammirare l’opera di Tiziano: “Venere che benda Amore” che è stata esposta dal 22 giugno al 5 settembre 2021. Per ammirare questo quadro solitamente dovreste recarvi alla Galleria Borghese di Roma.

L’opera, datata fra il 1560 e il 1565, rappresenta un momento speciale: Venere sta bendando un cupido mentre viene distolta da un altro giovinetto alato che le si poggia su una spalla con sguardo pensieroso, forse preoccupato per le persone che saranno trafitte dalle frecce scoccate da Amore cieco. Al centro del quadro non c’è nessuno dei protagonisti della scena, ma un’apertura verso un paesaggio al tramonto. In un accordo cromatico sofisticato, il rosa e l’azzurro si ritrovano sulle piccole ali del Cupido bendato e nel blu del panneggio di Venere, opposto al rosso cremisi dell’ancella con le frecce. I bianchi delle vesti e gli incarnati sono percorsi dalla luce, e i delicati passaggi alle ombre colorate contribuiscono a rendere meno definiti i contorni delle figure, affidati all’occhio dello spettatore e alle sue capacità di afferrarle.


Il Castello di San Giorgio

Il Castello di San Giorgio è stato costruito da Bartolino da Novara nel 1395 con la funzione di fortificazione a difesa della città e solo nel 1459 è stato trasformato in residenza per la famiglia dei Gonzaga, Signori di Mantova per circa un secolo (fino a quando Guglielmo Gonzaga porterà la sua residenza negli appartamenti della “Corte Vecchia” ristrutturata). Le opere di ristrutturazione del castello di San Giorgio furono commissionate dal marchese Ludovico II Gonzaga , in occasione del viaggio a Mantova della corte pontificia e del suo numeroso seguito, all’architetto Luca Fancelli e ad Andrea Mantegna pittore. Il Castello di San Giorgio è a pianta quadrata, costituito da quattro torri angolari e cinto da un fossato con tre porte e relativi ponti levatoi ed ospita, al piano nobile della Torre di Nord-Est, la famosa Camera degli Sposi o “Camera picta” di Andrea Mantegna. ( vedi: https://www.mantovanotizie.com/guida-mantova/castello-san-giorgio )


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