Ottone Visconti e il suo sarcofago nel Duomo: il padre della Signoria milanese
Nel Duomo di Milano, lungo la navata destra (nella seconda cappella), si trova uno dei monumenti funebri più significativi per la storia della metropoli: l’arca marmorea di Ottone Visconti.
Questo sarcofago in marmo rosso di Verona, sorretto da colonne e realizzato da un maestro campionese all’inizio del Trecento, non custodisce soltanto i resti di un importante arcivescovo, ma segna il punto di svolta che trasformò Milano da Comune medievale a potente Signoria sotto la dinastia dei Visconti.

Chi era Ottone Visconti: la scalata al potere e la lotta con i Torriani
Nato intorno al 1207 ad Invorio (o Massino Visconti), Ottone appartenne al ramo nobile della famiglia Visconti. La sua ascesa politica ed ecclesiastica ebbe inizio nel 1262, quando papa Urbano IV lo nominò Arcivescovo di Milano, preferendolo al candidato della fazione dei Torriani (o Della Torre), Raimondo della Torre.

La nomina scatenò un duro scontro politico e militare con la fazione dei Torriani, allora al governo della città. A Ottone fu impedito l’ingresso a Milano. L’arcivescovo si insediò quindi ad Arona, raccogliendo attorno a sé i nobili milanesi esiliati e dando vita a anni di scontri e schermaglie nell’area pedemontana e lungo il Lago Maggiore.
La svolta definitiva arrivò la notte tra il 20 e il 21 gennaio 1277 con la celebre Battaglia di Desio. Con un attacco a sorpresa, le truppe viscontee guidate da Ottone sconfissero l’esercito dei Torriani e catturarono il signore di Milano, Napo Torriani. Il 22 gennaio 1277 Ottone Visconti fece il suo ingresso trionfale a Milano, ponendo fine al dominio dei Della Torre e dando inizio alla Signoria dei Visconti.
Dalla guida della città alla fondazione della dinastia
Benché mantenesse formalmente il titolo ecclesiastico di Arcivescovo, Ottone fu a tutti gli effetti il Signore de facto di Milano. Governò con abilità politica e mano salda, consolidando il controllo sulle istituzioni comunali.
Consapevole della necessità di garantire continuità alla famiglia, nel 1287 fece nominare il pro-nipote Matteo I Visconti Capitano del Popolo, spianando la strada alla successione dinastica. Oramai anziano e stanco delle lotte politiche, Ottone si ritirò nell’Abbazia di Chiaravalle, dove morì l’8 agosto 1295 all’età di ottantotto anni.
Il sarcofago monumentale nel Duomo di Milano

L’arca funebre di Ottone Visconti ha una storia itinerante: in origine non si trovava nell’attuale cattedrale, bensì nella vicina Basilica di Santa Tecla, abbattuta nel XIV secolo per fare spazio al cantiere del Duomo. Con la demolizione dell’antica basilica, il monumento fu trasferito all’interno della cattedrale gotica.




Il sarcofago si distingue per la sua struttura elevata su colonnine marmoree e per le ricche iscrizioni e decorazioni a rilievo che ne ricoprono i lati, celebrate per la finezza dell’arte campionese dell’epoca. Nel 1354, alla morte dell’arcivescovo Giovanni Visconti (pronipote di Ottone), le sue spoglie vennero collocate nello stesso monumento, unendo così in un unico sepolcro due dei principali artefici della grandezza viscontea.

